Meglio di Crepet

L’ampia produzione video di Paolo Crepet è affiancata da un prezioso corpus letterario che intendo esplorare compiutamente terminata la fase attuale di lavoro. La selezione di filmati proposta non è casuale, ma risponde a un filo conduttore legato alla tragedia trattata. Il messaggio cardine di questo portale resta il medesimo: ‘non basta comprendere, occorre prepararsi’. Partiamo quindi dal contributo più rilevante, all’interno di un progetto editoriale in continua evoluzione e aggiornamento.

Questa pagina alle sue riflessioni significa riconoscere che la prevenzione passa per l’ascolto dei silenzi e la comprensione che ogni gesto estremo ha radici lontane nel tempo.

La figura di Paolo Crepet è centrale in questo spazio, poiché rappresenta la voce che più di ogni altra ha saputo squarciare il velo di indifferenza attorno ai moderni fatti di cronaca nera, come il tragico omicidio di Giulia Cecchettin più in articolo sul wikipedia.org.

Soprattutto, è importante praticare l’autoconsapevolezza e dedicare tempo alla riflessione personale. Essere onesti con noi stessi e accettare le nostre emozioni, anche quelle più spiacevoli, ci permette di avvicinarci a soluzioni concrete. La forza sta nell’affrontare la realtà, non nel nasconderla.

Sebbene viviamo in un ambiente che ci incoraggia a scegliere la paura e la negazione, è fondamentale ricordare che la vera crescita deriva dall’accettare e affrontare coraggiosamente le sfide. Impariamo a guardare dentro noi stessi, a superarci e a costruire un futuro migliore, liberandoci da queste catene emotive.

La premeditazione nel delitto e nell’autolesionismo

Attraverso i suoi interventi, Crepet invita a superare la retorica del “raptus” improvviso, definendo ogni atto di violenza non come un evento isolato, ma come un progetto. Secondo lo psichiatra, il concetto di premeditazione non si applica solo ai delitti contro il prossimo, ma permea ogni forma di distruzione del sé e dell’altro. Un grande esempio è caso recente ragazza Annabella Martinelli. Per Crepet, non si diventa lupi in una notte. La violenza è l’esito di un “tarlo” che cresce nella mente, alimentato da un’impotenza dell’anima e da un declino dell’empatia. Questa analisi si estende anche all’autolesionismo e al suicidio: così come un omicidio è spesso studiato e pianificato, anche il gesto contro se stessi raramente nasce dal nulla. È il risultato di un disagio profondo e di una solitudine che, se non ascoltata, si trasforma in una tragica risoluzione pianificata.

L’anestesia emotiva: Molti giovani soffrono di una mancanza di elaborazione delle emozioni, che porta a considerare la violenza o il farsi male come l’unica via d’uscita “progettabile”.

In questo video parlo della tragica fine di una ragazza avvenuta all’università IULM il 1° febbraio 2023, una vicenda che mi tocca da vicino poiché accaduta appena due giorni prima della morte di mio figlio Gabriel. Nonostante il tempo passato, la sua identità resta sconosciuta, accomunata a molti altri casi simili rimasti nell’ombra. Dobbiamo chiederci perché così tanti giovani oggi vivano questo malessere psichico e continuare a operare nel rispetto dei protocolli dell’OMS per cercare di arginare questa piaga sociale