Il termine Hikikomori, letteralmente “stare in disparte” o “ritirarsi” in giapponese, descrive una forma di ritiro sociale volontario e prolungato che colpisce prevalentemente i giovani. Originariamente individuato in Giappone negli anni ’80, il fenomeno ha assunto proporzioni globali, diventando una realtà consolidata anche in Italia, dove si stimano circa 100.000 casi.

Chi sono gli Hikikomori?

Il profilo tipico riguarda ragazzi tra i 15 e i 25 anni, nel 70-80% dei casi maschi, che scelgono di recludersi nella propria camera, interrompendo ogni contatto fisico con il mondo esterno per un periodo superiore ai sei mesi.

Questi giovani spesso invertono il ritmo circadiano, vivendo di notte e dormendo di giorno, e utilizzano il web come unico ponte relazionale per evitare il confronto diretto con la realtà.

Le cause: una fuga dal giudizio

L’isolamento non è una conseguenza della pigrizia, ma una reazione difensiva a una società percepita come iper-competitiva. Le cause principali includono:

  • Ansia sociale e da performance: Il timore costante del giudizio altrui e la pressione per il raggiungimento di standard di successo elevati.
  • Difficoltà relazionali: Esperienze di bullismo o fatica nell’integrarsi nel contesto scolastico, vissuto spesso come primo luogo di disagio.
  • Caratteristiche individuali: Una spiccata sensibilità, introversione e, in molti casi, un’elevata intelligenza cognitiva a fronte di fragilità emotive.

Segnali di allerta e rischi

Il ritiro non avviene improvvisamente. Inizia solitamente con l’abbandono scolastico e il disinteresse per sport o hobby. Se non trattata, la condizione può cronicizzarsi, portando a:

  • Depressione e disturbi dissociativi.
  • Inversione del sonno e dipendenza da internet.
  • Aggressività verso i familiari, spesso unici mediatori con l’esterno.

Come intervenire

Per affrontare il fenomeno è cruciale un approccio che non colpevolizzi il ragazzo. Come sottolineato dall’associazione Hikikomori Italia, è fondamentale evitare forzature e favorire un supporto che coinvolga l’intero nucleo familiare attraverso la consulenza di esperti.

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